A cura di Silvano Minuto
Il meteorite esaminato (Credit UNM Institute of Meteoritics)
Ha 4 miliardi e mezzo di anni e presenta una insolita e significativa concentrazione di silice, uno dei componenti principali della crosta terrestre È un meteorite antichissimo ed è diverso da tutti gli altri osservati in precedenza, più chiaro nei colori e ricco di silice. Si chiama Nwa 11119, è stato ritrovato in Mauritania e con i suoi 4 miliardi e mezzo di anni potrebbe arrivare dal primissimo sistema solare. Per i ricercatori dell’università del New Mexico, che lo hanno analizzato insieme ai colleghi dell’Arizona e del Johnson Space Center della Nasa e hanno da poco pubblicato i risultati su Nature, può essere la chiave per comprendere meglio la formazione dei pianeti. Bollettino di informazione astronomica nr. 440 del 05/09/2018 Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est 9

 

LA RICERCA

Sulle prime è stato l’aspetto del meteorite a incuriosire gli studiosi. Quando Poorna Srinivasan, dell’università del New Mexico, ha avuto davanti un campione da analizzare per la sua tesi di dottorato ha notato subito l’insolito colore e la presenza di cristalli verdi e di cavità sulla superficie. Dall’esame è emersa una significativa presenza di silice, poco diffusa nei meteoriti fin qui studiati ma che è una dei componenti principali della costra terrestre. Il meteorite risultava composto al 30 per cento di tridimite, ovvero biossido di silicio. “Proporzioni simili si trovano solo nelle rocce vulcaniche di origine terrestre” spiega Poorna Srinivasan. I meteoriti finora studiati come traccia dei primi episodi di attività vulcanica e di formazione della crosta dei pianeti erano molto più simili al basalto e poveri di silice. L’analisi chimica e degli isotopi ha confermato che la roccIa sott’esame non proveniva dal nostro pianeta e che l’origine era extraterrestre, anche se al momento non è stato possibile individuarne l’origine all’interno del sistema solare.

 

LO SCENARIO

“Il meteorite che abbiamo studiato è diverso da tutti gli altri conosciuti – dice Daniel Dunlap, ricercatore dell’università dell’Arizona e coautore dello studio – Ha la più alta concentrazione di silice ed è più antico di tutti i meteoriti vulcanici finora conosciuti. Meteoriti come questo sono stati i precursori della formazione dei pianeti e rappresentano un passaggio critico nell’evoluzione dei corpi rocciosi del nostro sistema solare”.
La ricerca può aiutare a capire come si sono formati i pianeti all’origine del sistema solare: il meteorite Nwa 11119, come spiegano i ricercatori nello studio, offre la prima chiara testimonianza di un vulcanismo avanzato nei primi stadi della nascita del sistema solare, ancor prima della formazione definitiva della Terra e dei pianeti a composizione rocciosa.”Quando guardiamo al sistema solare oggi, vediamo corpi, pianeti, asteroidi, comete completamente formati. Poi la nostra curiosità ci spinge a porci delle domande, a chiederci come ci sono formati, come si è formata la Terra. Quello che abbiamo trovato – spiega Carl Agee, direttore dell’Institute of Meteoritics dell’università del New Mexico – è un pezzo mancante del puzzle e ci descrive i processi vulcanici come piccoli altoforni che fondono le rocce e formano tutti i corpi solidi del sistema solare”.
Fonte: Sito internet L’Espresso

0 Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

CONTATTI

We're not around right now.

Sending

©2018 Osservatorio Galilei Tutti i diritti riservati. Relizzazione Web

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

Create Account

Vai alla barra degli strumenti

Navigando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Clicca il link seguente per consultare la documentazione su cookie e GDPR maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo e la relativa informativa GDPR.

Chiudi