Durante il suo secondo viaggio a Roma (i viaggi avvennero negli anni 1587, 1611, 1615, 1624, 1630, 1633) alla fine di Marzo 1611, ovvero 400 anni fa, Galileo Galilei (1564-1642) cercava di convincere le autorità ecclesiastiche a guardare attraverso il suo “perspicillum”, così chiamava il suo strumento per vedere lontano; tale parola è inserita nella prima pagina del “Sidereus nuncius” in latino, in pratica nel testo facente parte del titolo dell’opera stessa.

Il 14 Aprile 1611 Galilei fu invitato ad un importante banchetto dato in suo onore dal principe Federico Cesi (1585-1630), fondatore e presidente dell’Accademia dei Lincei, alla quale aderì di buon grado.

Gli invitati arrivarono prima del tramonto e guardarono attraverso il perspicillum una certa iscrizione sopra l’arco di una porta a circa un miglio di distanza.

Poi, dopo il tramonto, osservarono Giove ed i movimenti dei suoi satelliti; più tardi Galilei smontò il perspicillum così gli ospiti poterono osservare le due lenti.

Fu durante questo banchetto che Cesi rivelò pubblicamente il termine  “telescopio”, la nuova parola italiana di derivazione dal greco proposta da Giovanni Demisiani (?-1614) che rimpiazzava il termine “perspicillum”. Infatti telescopio deriva dal greco “tele=lontano” e “scopio=guardare o vedere”.

La prima apparizione “stampata” della parola “telescopio” appare nel Lunar Phenomena pubblicato da Giulio Cesare Lagalla (1571-1629) nel 1612, l’anno dopo il banchetto: in tale pubblicazione egli attribuisce l’invenzione della nuova parola a  Giovanni Demisiani.

URANIO

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