Ricordo a due secoli dalla nascita, l’uomo dei Fusi Orari.

Giuseppe Barilli (1812-1894) nacque a Budrio in provincia di Bologna; la città di San Petronio gli ha dedicato un viale nella circonvallazione a est, chiamato appunto Viale Quirico Filopanti, il suopseudonimo, che vuol dire “colui che amò tutti” cioè “Filopantos” e dal suo attaccamento per Roma Antica “Quirico”.Nel 1834 si laureò in Matematica e Filosofia, nel 1848 fu nominato professore di Meccanica ed Idraulica presso l’Università di Bologna. Combatté con Giuseppe Garibaldi (1807-1882) che lo chiamava “suo professore e maestro dell’infinito”, quindi fu anche garibaldino. Fu eletto deputato al Parlamento nel 1876, visse poverissimo a Bologna sino alla morte avvenuta nel

1894. La sua profonda umanità, il suo amore per l’Italia, la sua onestà resero il compianto “unanime”, un esempio per tutti per il passato, per il presente e per il futuro. Voglio ricordare Quirico Filopanti per l’Astronomia; fu il primo ad avere l’idea dei Fusi Orari che propose nella sua opera “Miranda” pubblicata anonima nel 1858 in inglese a Londra, quando si rifugiò dopo la caduta della Repubblica Romana.

Filopanti ripropose l’idea dei Fusi Orari nel libro “L’Universo lezioni popolari di Filosofia Enciclopedica e particolarmente di Astronomia” in tre volumi frutto di varie conferenze che ha tenuto nelle principali città d’Italia (1871-1872-1873). Altra cosa interessante consiste nell’avere ideato una nuova nomenclature celeste in pratica un modo originalissimo di chiamare stelle e costellazioni che però non ebbe fortuna a differenza dei Fusi Orari diventati di uso mondiale.

Di Filopanti esistono anche copie di un libro che tratta solamente di Astronomia chiamato “Lezioni popolari di Astronomia”; posseggo tutti i testi di Quirico Filopanti ad eccezioni di Miranda. Come uomo politico e deputato al Parlamento si sentiva impegnato a difendere e a diffondere gli ideali del Risorgimento e come scienziato era maggiormente interessato ai suoi lavori di divulgazione dell’Astronomia, dove si confrontava con quelli di F. Humbold (1769-1859), F. Arago (1786-1853) e di C. Flammarion (1842-1925).

Infine i suoi libri non erano di facile lettura, un lavoro “tutt’altro che leggiero” scriveva nel 1879 G. V. Schiaparelli (1835-1910) direttore dell’Osservatorio di Milano-Brera commentando il libro “L’Universo”.

URANIO

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