Filosofo e astronomo barnabita (Serravalle Sesia 1590 – Montargis 1622).

Dopo i primi studi compiuti a Crevacuore, a Vercelli (nel seminario), a Novara e a Milano (nelle scuole di Brera), entrò fra i barnabiti all’età di diciotto anni, professando i voti religiosi a Monza, nella chiesa di S. Maria di Carrabiolo, l’11 apr. 1609. Si iscrisse al corso quadriennale di filosofia e di teologia, alla fine del quale fu giudicato idoneo ad occupare la cattedra di filosofia. Nel 1615 infatti il padre Ambrogio Mazenta, generale dei barnabiti (celebre allora come architetto e noto soprattutto oggi come illustratore dell’opera di Leonardo da Vinci), lo incarica di leggere filosofia ad Annecy (Savoia) nel collegio fondato qualche tempo prima da Eustachio Chappuys, detto perciò “chappuysiano”, e affidato nel 1614 da s. Francesco di Sales e da Carlo Emanuele I ai chierici regolari di S. Paolo.

Alla scuola il Baranzano alterna in questo periodo una vasta attività di predicazione usando nella lotta contro i calvinisti tutte le armi della sua abilità dialettica e della sua perizia filosofica, sia a Thonon e a Ginevra sia nel Béarn (Bassi Pirenei), dove la sua congregazione aveva aperto una missione per volere di Enrico IV.

Fu caro, per le sue doti di virtù e di scienza, a san Francesco di Sales, allora vescovo di Ginevra. Questi, quando il Baranzano fu chiamato a Milano dal suo generale a scolparsi per aver difeso nella Uranoscopia il sistema copernicano, lo volle munire di una sua lettera (in data di Annecy 1617),dove si parlava delle doti del filosofo. Condannato, ne fece la ritrattazione nel Nova de motu terrae copernicaeo iuxta Summi Pontificis mentem disputatio (1618). Della sua attività di filosofo rimane il Campus philosophicus in quo omnes dialecticae quaestiones agitantur (1622).

accio dal quale sarà ricordato con simpatia nell'opera De Genealogiis deorum gentilium, e l'attitudine a viaggiare per conoscere i vari popoli del mondo. I suoi studi sulla rilevazione delle latitudini sono da contestualizzare in una cultura scientifica genovese che nei medesimi anni esprimeva cartografi importanti come Giovanni di Carignano e Pietro Vesconte.
Scrisse numerosi trattati di astronomia e di astrologia dimostrando la conoscenza dell'Almagesto di Tolomeo, probabilmente attraverso la versione in lingua latina di Gerardo da Cremona, oltre a quella delle Tavole alfonsine.
Sue opere principali furono l'Introductorius ad iudicia astrologie, inedito, l'Opus praeclarissimum astrolabii e il Tractatus spherae del quale si possiede anche una versione in volgare anonima e incompleta.

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