Nel 1610 , dopo la pubblicazione nel mese di marzo del Sidereus Nuncius, verso la fine di settembre , epoca che vedeva l’elongazione orientale di Venere di circa 37°,  Venere tramontava a Firenze  circa due ore dopo il Sole ed al tramonto del Sole stesso aveva, Venere, una altezza sull’orizzonte di circa 27° e pertanto assai comoda per l’osservazione con il cannocchiale. Scoprì con assidue osservazioni fatte in ottobre   e novembre che Venere presentava della fasi simili alla Luna.  Nel secolo XVII  per non perdere il diritto alla priorità della scoperta bisognava escogitare un artificio , allora divulgò la ammirabile novità con questo anagramma  “Haec  immatura a me iam frustra legantur o, y;” L’anagramma fu inviato da Galileo per la prima volta a Giuliano de’ Medici a Praga l’11 Dicembre 1610 , il quale lo comunicò  subito a Keplero che si sforzò di tentare di interpretarlo. Quando Galileo , sicuro ormai delle sue osservazioni sulle fasi di Venere fine 1610, rese pubblico che il citato anagramma andava interpretato così : Cynthia figuras aemulatur mater amorum;(la madre dell’amore, Venere , mostra delle fasi simili a Cynthia, la luna) Una prova non determinante della teoria copernicana in quanto anche nel sistema di Tycho Brahe (1546-1601), adottato allora dai gesuiti,  Mercurio e Venere girano attorno al Sole che a sua volta gira intorno alla Terra  permettendo anche in questo caso che Venere presenti la fasi tipiche della Luna .

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